Bello e comodo parlare di Taranto da Portofino
Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e vicepresidente Confindustria, ha commentato la sentenza sull'ex ILVA dal palco dei Portofino Talks: "La decisione della magistratura lavora contro gli interessi dell'economia e dell'industria." Poi ha aggiunto un dato che merita una verifica: "Le PM10 di Taranto oggi sono la metà del PM10 di Milano. Chiudiamo Milano?"
Partiamo dai numeri, visto che lui stesso li invoca.
Non è la metà. È il 63%. Tamburi-Orsini, la centralina più vicina allo stabilimento — e non a caso il valore peggiore di tutta la provincia di Taranto — segna 22 µg/m³ di media annua. Milano è a circa 35. Fa 63%, non 50%. Un dettaglio che Gozzi arrotonda a suo favore, trasformando "un po' meno" in "la metà" — suona più forte in un discorso pubblico, resta meno vero nei numeri.
Ma il problema vero non è l'aritmetica. È il confronto stesso. La sentenza dell'11 settembre non si basa sul PM10 medio di una città — si basa sulla presenza accertata di amianto ancora negli altiforni. Il PM10 di Milano viene da traffico e riscaldamento. Quello di Tamburi porta con sé diossine, benzo(a)pirene, arsenico, nichel, cromo, vanadio — sostanze industriali specifiche, che una centralina milanese non misura perché a Milano non c'è nulla che le produca. Paragonare le due città sul solo PM10 è come confrontare la febbre di due pazienti ignorando che uno dei due ha anche una frattura esposta.
E sull'idea che "l'Europa tratta l'Italia più duramente degli altri Paesi": è vero l'esatto contrario. Esiste una procedura d'infrazione UE contro l'Italia aperta nel 2014 — undici anni fa — proprio per la gestione delle emissioni a Taranto. La sentenza della Corte di Giustizia UE del 25 giugno 2024, nata dalla causa dei Genitori Tarantini, ha stabilito che le autorizzazioni italiane non prevedevano nemmeno una valutazione di impatto sanitario, e che i limiti più severi vanno applicati subito, non quando fa comodo. L'Italia ha provato a rinviare l'adozione di quei limiti al 2026: la Commissione Europea ha respinto il rinvio come inaccettabile, appena un anno fa. Non sono i giudici italiani a essere fuori standard rispetto al resto d'Europa. È l'Italia che da undici anni prova a restare sotto lo standard che l'Europa stessa impone.
Un'ultima cosa, per onestà: Gozzi guida la cordata interessata a rilevare solo l'area a freddo di Taranto — ha un interesse diretto a un quadro normativo più semplice per fare industria. Non lo rende automaticamente in torto. Ma aiuta a capire perché, da un palco a Portofino, con il mare pulito alle spalle e l'amianto di qualcun altro all'orizzonte, certe regole sembrino sempre un fastidio evitabile.
Bello e comodo parlare di Taranto da Portofino.


































































