Taranto … com’era … tra mito e storia

Luoghi della Taranto arcaica

Dopo la fondazione nel 706 a.C., Taranto inizia a trasformarsi da insediamento spartano in polis. Non è ancora la grande potenza della Magna Grecia, ma un organismo che cresce, si struttura e prende possesso del proprio spazio.

La mappa restituisce questa fase iniziale: un'acropoli fortemente difesa, un porto già attivo, un territorio organizzato in fasce funzionali che si estendono verso l'entroterra.

taranto arcaica definitiva 1500 3

 Nella legenda sotto la mappa, i colori e i segni indicano le diverse funzioni: l’abitato, le aree sacre, le attività artigianali, gli spazi produttivi, l’istmo e gli approdi.

In mappa, ‘Mar Grande’ e ‘Mar Piccolo’ sono indicati con testo diretto sulle rispettive superfici d’acqua, per orientare correttamente chi visualizza la cartografia.

La mappa rappresenta in forma schematica l’organizzazione spaziale della Taranto arcaica.
Non si tratta di una pianta urbana in senso stretto, ma di una lettura per aree funzionali, che visualizza la progressiva strutturazione della città.

L’abitato si concentra sull’area dell’Isola, nucleo centrale della comunità, mentre gli spazi sacri, le necropoli e le aree produttive si distribuiscono in relazione ad esso, definendo i primi equilibri tra città, territorio e mare.

Le dimensioni e le forme delle aree non indicano confini certi, ma suggeriscono funzioni, relazioni e processi di crescita propri di una città ancora in formazione.

Questa organizzazione dello spazio costituisce la base su cui Taranto costruirà, nei secoli successivi, la propria identità di grande polis della Magna Grecia.

L'Isola: il primo nucleo urbano

Il cuore della Taranto arcaica si sviluppa sull'Isola — un pianoro di carparo naturalmente difeso, affacciato sul Mar Grande a sud e sul Mar Piccolo a nord. Il pianoro originale era più stretto e allungato di quanto appaia oggi: la fascia settentrionale lungo Via Garibaldi è il risultato di riempimenti di età bizantina (X sec. d.C.).

L'acropoli era divisa in due aree distinte: l'area sacra all'estremità orientale (Piazza Castello), con i due templi dorici in carparo datati agli inizi del VI sec. a.C., e l'area abitativa che occupava il resto del pianoro. A nord il banco roccioso di carparo scendeva a picco sul Mar Piccolo — il salto di quota raggiungeva gli 11 metri a Largo San Martino e gli 8 metri tra Palazzo D'Aquino e Discesa Vasto (Giletti 2017). Sul lato meridionale, verso il Mar Grande, Livio descrive le praealtae rupes — pareti rocciose a strapiombo — che rendevano inaccessibile l'acropoli da questo lato. Il livello del mare in età arcaica era circa 2,30 m più basso dell'attuale, rendendo le scogliere ancora più imponenti.

La cinta difensiva

L'acropoli era protetta da una cinta muraria in opera quadrata — blocchi di carparo a doppio paramento — che seguiva il ciglio del salto di quota sul lato settentrionale e chiudeva il fronte orientale verso l'istmo con un fossato. I ritrovamenti di Largo San Martino, Palazzo Delli Ponti e Discesa Vasto documentano il percorso delle mura lungo il lato nord e il fronte est (Cera 2019). Sul lato ovest il canale naturale di Porta Napoli — stretto e poco profondo — costituiva la difesa naturale.

Il fronte orientale era il più vulnerabile: qui il muro in opera quadrata era preceduto da un fossato terrestre ricavato nella depressione naturale dell'istmo — lo stesso che in età medievale diventerà il fossato aragonese e infine il canale navigabile del 1886.

Il porto dell'Acropoli

Il porto arcaico di Taranto non era nella Baia di Santa Lucia — quella zona era sulla terraferma, troppo lontana e non difendibile in età arcaica. Lo scalo portuale si trovava immediatamente sotto l'acropoli, alla base del salto di quota sul lato settentrionale orientale, nell'area corrispondente all'angolo tra Discesa Vasto e Via Garibaldi.

Durante i lavori del canale navigabile nel 1888, Luigi Viola documentò in questa posizione cinque file di grossi blocchi di carparo orientati nord-sud e paralleli tra loro, databili al V sec. a.C. — interpretati come resti di banchine portuali (Viola, NSc 1881). Giletti (2017) ricostruisce un apparato portuale di grandi dimensioni, esteso dall'angolo nord-orientale della cinta difensiva fino quasi all'altezza di Torre del Gallo, raccordato da un asse stradale esterno al perimetro delle mura.

Il Mar Piccolo e le attività produttive

Sul litorale del Mar Piccolo, sulla terraferma oltre l'istmo, si sviluppano le attività artigianali che renderanno Taranto famosa nel mondo antico. La produzione della porpora — estratta dal murice (Murex trunculus) abbondante nel bacino interno — e del bisso — il prezioso filamento della Pinna nobilis — sono attestate già in età arcaica. Clearco, citato da Ateneo (Deipnosofisti XII, 522d), chiama 'tarantinidie' i celebri tessuti trasparenti di bisso tarantino.

Più verso l'interno, nel settore centro-orientale della terraferma, si trovavano le fornaci ceramiche. La produzione arcaica era prevalentemente di imitazione — vasi ispirati alle ceramiche corinzie importate, molto diffuse a Taranto nel VII-VI sec. a.C.

Il territorio: coltivazioni e necropoli

Appena oltre l'istmo si estendeva la chora immediata — le prime terre coltivate che sostenevano la polis nascente. Più in là, secondo il modello tipico delle colonie greche, si distribuivano le necropoli: le tombe erano sempre fuori dalla città, ai margini del territorio agricolo. La necropoli arcaica ha restituito circa 140 sepolture nell'area di Via Marche, con frequentazione dalla fine del VII sec. a.C. Tra i monumenti funerari più significativi la Tomba dell'Atleta (fine VI sec. a.C.) all'angolo tra Via Pitagora e Via Crispi — il maggiore monumento dell'architettura funeraria tarantina di età arcaica (Pro Loco Taranto).

Una città che prende forma

La Taranto arcaica è una città in equilibrio tra mare e terra, tra sacro e produttivo, tra apertura e difesa. La mappa non mostra una polis compiuta, ma una città che sta imparando a essere se stessa — costruita per addizioni successive, seguendo la geografia, il mare e le esigenze della vita quotidiana.

In questi luoghi, e nelle relazioni che li legano, si pongono le basi della grande Taranto della Magna Grecia. Le fonti antiche, come testimonia la tradizione riportata da Eusebio di Cesarea, assegnano la fondazione di Taras agli Spartani nel 706 a.C., nel contesto della colonizzazione greca dell'Occidente.

 

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