Taranto tardoantica e medievale
La continuità dell’Isola dopo la fine del mondo antico
Dopo la dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente, Taranto entra in una lunga fase di contrazione e trasformazione. La grande città romana, aperta e articolata tra Isola e terraferma, perde progressivamente popolazione, funzioni e centralità economica.
La città non scompare, ma si ritrae.
Il nucleo urbano si concentra sull'Isola, spazio naturalmente difeso, dove le strutture antiche vengono riutilizzate, adattate, talvolta smembrate per esigenze di sopravvivenza. Templi, edifici pubblici e domus diventano cave di materiali o vengono inglobati in un tessuto edilizio più denso e irregolare.
Taranto diventa una città di sopravvivenza e resistenza.
Sotto il segno di Bisanzio
Tra il VI e il IX secolo Taranto vive sotto il controllo dell'Impero bizantino, che ne fa un presidio strategico nel Mediterraneo occidentale.
La città entra nell'orbita di una civiltà raffinata e complessa, che lascia tracce profonde:
- chiese e luoghi di culto di rito greco-orientale
- organizzazione territoriale legata al sistema dei *thémata*
- una cultura materiale che mescola eredità romane e influssi orientali
Taranto non è più la capitale della Magna Grecia, ma rimane un nodo importante nella rete di controllo dell'Italia meridionale.
Il tempo delle incursioni
Tra IX e X secolo il quadro cambia drammaticamente.
Le incursioni saracene colpiscono duramente la città: le fonti attestano distruzioni, abbandoni e periodi di crisi profonda. Nell'882 Taranto cade in mano agli Arabi, che la occupano per diversi decenni.
È uno dei momenti più bui della storia cittadina.
La popolazione si disperde, le strutture urbane si degradano, la vita organizzata si interrompe quasi del tutto.
Ma la città resiste. Riconquistata dai Bizantini alla fine del X secolo, Taranto viene lentamente rifundata: si ripopola, si riorganizza, ritrova una continuità.
Normanni, Svevi, Angioini: una città contesa
Dall'XI secolo in poi Taranto diventa oggetto di conquista e di scambio tra le grandi potenze che si contendono il Sud Italia.
I Normanni, giunti nel XI secolo, trasformano la città in un centro del loro sistema di controllo feudale. Costruiscono, riorganizzano, impongono il rito latino alla Chiesa locale.
Con gli Svevi — e in particolare con Federico II — Taranto entra in una rete politica più ampia, legata all'ambizioso progetto imperiale che aveva il suo fulcro in Italia meridionale.
Gli Angioini, nel XIII secolo, la trasformano in capoluogo di un Principato, uno dei titoli più prestigiosi del regno. La città acquista nuova centralità politica, anche se il suo peso economico rimane limitato rispetto ai grandi centri del Mezzogiorno.
Gli Aragonesi e la rifondazione della città
Il momento più drammatico della storia medievale tarantina è il 1480.
Le truppe ottomane di Gedik Ahmed Pascià dilagano nel Salento, devastano Otranto e minacciano l'intero territorio. Taranto si chiude su se stessa, sbarrata e assediata dalla paura.
Pochi anni dopo, nel 1492, gli Aragonesi completano il Castello che ancora domina il porto: una fortezza potente, pensata per resistere alle artiglierie moderne, simbolo di una città che vuole sopravvivere in un mondo cambiato.
Con gli Aragonesi si chiude il Medioevo tarantino.
La città è piccola, raccolta sull'Isola, segnata da secoli di contrazione. Ma ha mantenuto la propria continuità, il proprio porto, la propria identità.
Il volto della città medievale
L'assetto urbano che nasce da questa lunga fase è ancora leggibile oggi nel dedalo di vicoli della città vecchia:
- strade strette e tortuose, pensate per la difesa e non per la circolazione
- edifici addossati l'uno all'altro, costruiti e ricostruiti nel tempo
- chiese diffuse in ogni angolo, cuore della vita di quartiere
- il porto, sempre presente, sempre centrale
In questo spazio compresso e stratificato, generazioni di tarantini hanno vissuto, pregato, commerciato e resistito.
Verso una nuova fase
All'alba dell'età moderna, Taranto è una città che ha attraversato mille anni di trasformazioni senza perdere se stessa.
Ha cambiato lingua, religione, dominatori e funzioni. Ha subito distruzioni e rinascite. Ha visto passare Bizantini, Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi.
Ma è ancora lì, sull'Isola, affacciata sul suo porto, pronta ad affrontare un nuovo capitolo della sua storia.

































































