La scena
Quando si apre l'età ellenistica, Taranto è ancora una grande città del Mediterraneo. Ricca, colta, profondamente greca, vive però in un mondo che sta cambiando rapidamente, dove i vecchi equilibri non reggono più. La polis entra in questa fase con tutto il peso della sua storia, ma anche con fragilità crescenti: le sfide non arrivano solo dall'esterno, ma nascono anche al suo interno.
Il periodo di Archita: il massimo splendore
La prima metà del IV sec. a.C. è dominata dalla figura di Archita (428-360 a.C.) — filosofo pitagorico, matematico, stratego autocrator e capo della confederazione italiota che comprendeva Metaponto, Turi, Crotone, Velia e Napoli. È questa l'epoca del massimo splendore di Taranto nel mondo mediterraneo.
Eletto sette volte stratego, Archita diede nuovo lustro alla città: edificò monumenti e templi, potenziò il commercio, strinse relazioni con l'Istria, la Grecia e l'Africa. Fu amico di Platone e nel 361 a.C. fu grazie al suo intervento che il filosofo fu liberato dalla prigionia di Dionisio II di Siracusa.
In età ellenistica Taranto era anche il fulcro di un autentico distretto dell'oreficeria — botteghe che tramandavano saperi tecnici di straordinaria raffinatezza. Gli Ori di Taranto, databili tra il IV e il II sec. a.C., compongono la celebre raccolta del MArTA.
Dopo Archita: guerre, alleanze e mercenari
Morto Archita verso il 360 a.C., le divisioni interne iniziarono a indebolire la capacità di risposta della città alle minacce esterne. Per difendersi dalle popolazioni italiche, Taranto ricorse sempre più frequentemente ad alleanze esterne, mercenari e interventi di sovrani greci: Archidamo di Sparta (344-338 a.C.), Alessandro il Molosso (335-330 a.C.), Cleonimo di Sparta (303 a.C.) e infine Pirro d'Epiro (280-275 a.C.). Queste scelte, pur offrendo soluzioni immediate, compromisero progressivamente l'autonomia politica della polis.
Lo scontro con Roma e la fine dell'indipendenza
Il momento decisivo fu l'espansione di Roma nell'Italia meridionale. Nel 272 a.C., dopo un lungo conflitto che aveva coinvolto Pirro e l'intera Magna Grecia, Taranto cadde sotto il controllo romano. Giletti (2017) precisa che la stipula del foedus del 272 a.C. determinò probabilmente l'obbligo di fornitura di navi e truppe e l'accoglimento di guarnigioni straniere sull'acropoli.
La situazione mutò radicalmente in seguito alla defezione del 209 a.C. a favore di Annibale e alla conseguente riconquista romana. Roma intervenne direttamente nella politica e nell'amministrazione della città, rendendola giurisdizione di un magistrato inviato dall'Urbe, innescando un processo di trasformazione irreversibile.
Una città che resiste cambiando
Nonostante il declino politico, Taranto mantenne un alto livello culturale: produzione artistica raffinata, architettura monumentale, continuità delle tradizioni greche. La città non scomparve, ma si trasformò, adattandosi progressivamente al nuovo ordine romano.
Alla soglia di un nuovo tempo
La Taranto ellenistica rappresenta il momento di massima espansione e complessità della città greca. È una città potente, articolata, proiettata sul mare e stabilmente insediata sulla terraferma. Ma proprio mentre raggiunge il suo apice, entra in una fase di crescente instabilità. Lo scontro con Roma segna una svolta irreversibile: con la conquista, Taranto perde la propria autonomia politica e militare, chiudendo la sua lunga stagione come polis greca autonoma. La città non scompare, ma cambia volto — e di questo cambiamento la mappa romana racconta la prima, profonda trasformazione.
Con la fine dell’indipendenza politica, Taranto chiude la sua lunga stagione come polis greca autonoma.
La città non scompare, ma entra in un nuovo tempo, destinato a modificarne profondamente il ruolo e l’identità.

































































