Taranto … com’era … tra mito e storia

Taranto tardoantica e medievale

Una mappa di contrazione e resistenza: la città che sopravvive

La mappa della Taranto tardoantica e medievale racconta una storia diversa da quelle precedenti.

Non è una mappa di espansione, di conquista o di crescita. È una mappa di sopravvivenza.

Rispetto alla fase romana, lo spazio urbano si restringe drasticamente. La grande città che si estendeva tra Isola e terraferma si ritira su se stessa, si comprime, si difende. Quello che la mappa mostra non è una città che costruisce il proprio futuro, ma una città che preserva il proprio passato nel modo più concreto possibile: resistendo.

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L'Isola: unico spazio della città

Il primo elemento che la mappa restituisce con immediatezza è la concentrazione dell'abitato sull'Isola.

La terraferma, che in età ellenistica e romana era diventata parte integrante della città, torna ad essere periferia. Le strutture urbane continentali si degradano, vengono abbandonate o sporadicamente rioccupate. La vita organizzata si ritira verso lo spazio naturalmente protetto tra Mar Grande e Mar Piccolo.

L'Isola diventa tutto: spazio abitativo, presidio militare, luogo di culto, mercato. La sua conformazione geografica — stretta, allungata, circondata dall'acqua — che in altre epoche era un limite, diventa in questi secoli la principale risorsa difensiva della comunità.

Il tessuto urbano: nascita dei pittaggi

L'elemento più caratteristico della mappa è il tessuto urbano irregolare che ricopre l'Isola — quella rete densa e organica di vicoli stretti, isolati addossati, spazi compressi che i tarantini chiamano pittaggi.

Questo tessuto non nasce da una pianificazione. Nasce dalla necessità.

Con la contrazione dell'abitato e il riuso delle strutture romane preesistenti, lo spazio dell'Isola viene progressivamente riorganizzato in modo spontaneo. Le domus romane vengono suddivise, i templi inglobati, i tracciati stradali antichi parzialmente conservati e parzialmente sovrascritti da percorsi nuovi, più stretti e tortuosi.

Il risultato è un tessuto urbanistico che cresce come un organismo vivo: senza geometria prestabilita, ma non senza logica.

Nel corso del medioevo questo tessuto si struttura attorno a due assi principali che dividono l'Isola in **quattro quartieri — i Pittaggi:

Via di Mezzo — l'asse longitudinale, che segue l'antico dislivello naturale separando la città alta dalla città bassa
Via Nuova (Discesa Vianuova) — l'asse trasversale, che divide l'Isola da est a ovest

I quattro pittaggi che ne nascono hanno ciascuno una propria identità:

- Pittaggio del Baglio e Pittaggio di San Pietro — nella città alta
- Pittaggio del Ponte e Pittaggio di Torrepenna — nella città bassa

Questa struttura, visibile ancora oggi nel dedalo della città vecchia, è uno dei lasciti più profondi di questi secoli difficili.

Le mura e il Castrum

La mappa mostra il sistema difensivo che caratterizza l'Isola in questo periodo.

Le **mura** con le loro torri di avvistamento definiscono il perimetro dell'abitato, segnando il confine tra lo spazio protetto e il mondo esterno. Non sono le grandi mura monumentali di età greca — sono strutture più pragmatiche, costruite e ricostruite nel tempo con i materiali disponibili, spesso ricavati dagli edifici romani smontati.

Al margine occidentale dell'Isola, in posizione dominante sul canale e sul porto, la mappa indica il Castrum — la struttura difensiva di origine bizantina che presidia l'accesso alla città. Con i suoi torrioni cilindrici e la sua muratura in conci irregolari, è un edificio che parla la lingua dell'emergenza: costruito per resistere, non per rappresentare.

Il castrum sarà il predecessore diretto del Castello Aragonese che sorgerà sullo stesso sito alla fine del XV secolo.

Le chiese: cuore della vita urbana

Nella città medievale lo spazio religioso non è separato da quello civile — lo innerva, lo punteggia, lo organizza.

La mappa mostra la Cattedrale di San Cataldo come fulcro dell'intera struttura urbana, e una serie di chiese minori distribuite nei quattro pittagi. Ogni quartiere ha i propri luoghi di culto, che funzionano come centri di aggregazione, riferimenti visivi nel tessuto compatto, punti di orientamento in una città che non ha piazze nel senso classico del termine.

Questa diffusione capillare degli spazi religiosi è una delle caratteristiche più significative della città medievale tarantina — e uno degli elementi che la mappa restituisce con maggiore chiarezza.

Il canale e il porto

La mappa mostra il canale che separa l'Isola dalla terraferma come uno spazio ancora privo di ponti fissi.

Il collegamento avviene tramite barche da traghetto — come quella rappresentata in mappa — che garantiscono il passaggio di persone e merci in modo controllato. Questa soluzione non è una mancanza: è una scelta difensiva consapevole. Un canale senza ponti fissi è un ostacolo in più per chi volesse attaccare la città.

Il porto sul Mar Grande rimane il punto vitale attraverso cui Taranto mantiene i contatti con il Mediterraneo e con i poteri che si succedono nel controllo della città — Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi.

I Secoli di Silenzio

Questa mappa appartiene a quella lunga stagione che nel Museo di tarantoantica.it abbiamo chiamato Secoli di Silenzio.

Un silenzio che non è assenza — la città c'è, resiste, si adatta — ma è perdita di voce propria. Da grande protagonista del Mediterraneo antico, Taranto diventa per secoli uno strumento nelle mani altrui: un porto da controllare, una fortezza da presidiare, una pedina da spostare.

I pittaggi, le chiese, le mura che la mappa mostra sono la risposta silenziosa di una comunità a questa condizione: costruire, abitare, pregare, sopravvivere. Conservare un'identità nei vicoli stretti di un'isola quando il mondo più ampio sembra averla dimenticata.

Verso l'età moderna

Con gli Aragonesi e la costruzione del Castello nella seconda metà del XV secolo, Taranto non esce dai Secoli di Silenzio — vi entra più in profondità.

La città-fortezza che prende forma nell'età moderna è ancora più irrigidita nella sua funzione militare, ancora più subordinata a logiche esterne. Ma il tessuto dell'Isola, i pittagi, le chiese, il porto: tutto questo resta.

La mappa della Taranto tardoantica e medievale è la fotografia di una città che ha imparato a sopravvivere. Una lezione che servirà ancora.

 

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Pillole di Storia

**019. Tommaso Niccolò d'Aquino** Nato a Taranto nel 1665, poeta e sindaco, compose le Deliciae Tarentinae — un poemetto in latino in quattro libri che celebra le bellezze naturali e culturali di Taranto. Via D'Aquino, il salotto della città moderna, porta ancora il suo nome.

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