Luoghi della Taranto ellenistica
Con l'età ellenistica, Taranto entra in una fase nuova e complessa della sua storia. La città non è più soltanto una polis in crescita, ma una potenza affermata della Magna Grecia, consapevole del proprio ruolo e al tempo stesso sempre più esposta a tensioni interne ed esterne.
La mappa restituisce questa trasformazione, mostrando una Taranto che non vive più soltanto sull'Isola, ma che si proietta con decisione oltre l'istmo. Le mura della città nuova, costruite alla fine del IV sec. a.C., racchiudono uno spazio molto più ampio dell'abitato — includendo necropoli e aree non urbanizzate — caso singolare nel mondo greco (Polibio, VIII, 28).

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L'Isola: centro politico e simbolico
Nell'età ellenistica l'Isola rimane il cuore della città. Qui si concentrano le istituzioni, i luoghi di potere e l'abitato più antico. L'acropoli — con i suoi templi, le sue mura e il porto sotto la Discesa Vasto — era ancora pienamente funzionante. Giletti (2017) documenta che il sistema difensivo dell'acropoli fu restaurato più volte nel corso del III sec. a.C., segno della cura costante con cui Taranto proteggeva il proprio nucleo originario.
L'Isola assume un ruolo sempre più politico e rappresentativo, mentre alcune funzioni produttive tendono a spostarsi sulla terraferma. Il legame con il Mar Grande resta fondamentale, ma non è più l'unico asse attorno a cui ruota la vita della città.
Il porto: dallo scalo dell'Acropoli alla Baia di Santa Lucia
In età arcaica il porto principale era sotto l'acropoli, alla base della Discesa Vasto — documentato dai cinque setti murari in carparo rinvenuti nel 1888 (Viola, NSc 1881). Con l'espansione ellenistica il centro portuale si sposta progressivamente verso la Baia di Santa Lucia, che diventa il fulcro dello scalo commerciale e militare. Strabone descrive il porto come 'grandissimo e bellissimo, del perimetro di 100 stadi' (Strab. VI, 3, 1). Cera (2019) documenta i due moli di chiusura del porto in opera quadrata nell'area dell'Arsenale Militare.
L'espansione sulla terraferma
La trasformazione più evidente dell'età ellenistica è l'espansione dell'insediamento sulla terraferma, oltre l'istmo. Qui si sviluppano nuovi quartieri abitativi, spazi produttivi e aree di servizio. La città non è più confinata all'Isola: Taranto diventa un organismo urbano più ampio, capace di controllare direttamente una porzione significativa del territorio circostante.
Il Mar Piccolo continua a svolgere un ruolo fondamentale. Le attività artigianali legate all'acqua — produzione della porpora e del bisso — restano centrali, ma si inseriscono ora in un sistema urbano più complesso.
Le mura della città nuova
Alla fine del IV sec. a.C. Taranto si dota di un grande circuito murario per la città bassa. Cera (2019) ne ha ricostruito il tracciato orientale: dal promontorio del Pizzone sul Mar Piccolo, attraverso Collepasso, Solito-Corvisea — dove si trovava la monumentale Porta Temenide (Polibio VIII, 25, 7) — fino alla Masseria del Carmine verso il Mar Grande. Il fossato (il cosiddetto Canalone) correva parallelamente alle mura, largo 12-19 metri e profondo 2-3 metri, scavato nella roccia.
Le mura includevano deliberatamente le necropoli — anomalia sottolineata da Polibio (VIII, 28) — che si trovavano nell'ampio spazio tra la città abitata e il perimetro difensivo.
Le necropoli e il territorio
Con l'espansione urbana cresce anche l'importanza del territorio. Le necropoli ellenistiche sono tra le più ricche del mondo greco d'Occidente: ipogei familiari con mobilio e letti funebri in pietra dipinti, monumentalizzati in superficie da naiskoi. I corredi tombali comprendono ceramica apula a figure rosse, oreficerie e figurine fittili — testimonianza dello straordinario splendore della Taranto ellenistica.
Una città potente, ma vulnerabile
La Taranto ellenistica è una città ampia, ricca e culturalmente raffinata, ma anche più esposta che in passato. L'espansione territoriale, le tensioni politiche interne e la pressione di Roma nella penisola italica rendono l'equilibrio sempre più fragile. La mappa mostra una città che ha raggiunto la massima estensione e complessità, ma che si avvicina a una fase di trasformazioni decisive e irreversibili.
Dal mondo ellenistico alla città romana
La Taranto dell’età ellenistica appare, nella mappa, come una città pienamente sviluppata, articolata e funzionalmente complessa.
L’insediamento non è più limitato all’Isola, ma si estende sulla terraferma; le attività produttive e artigianali sono organizzate; il territorio circostante è integrato nella vita urbana.
Allo stesso tempo, questa città non è ancora rigidamente definita da confini monumentali.
I limiti sono soprattutto funzionali e simbolici: l’abitato, le aree produttive e le necropoli costruiscono una geografia urbana fatta di soglie, direzioni e spazi di transizione.
È proprio questa condizione a rendere Taranto forte, ma anche vulnerabile.
Con l’arrivo di Roma, questo equilibrio cambia radicalmente.
La città viene progressivamente inserita in un sistema politico e territoriale più ampio, che introduce nuove logiche di controllo, di difesa e di organizzazione dello spazio.
Nella fase romana, elementi già presenti in età ellenistica — come le mura, il sistema viario e il rapporto tra città e territorio — assumono un significato diverso: da strumenti di gestione urbana diventano segni monumentali e memoria di un passato prestigioso.
La mappa della Taranto romana non racconta quindi una città completamente nuova, ma una città reinterpretata, in cui la struttura ellenistica costituisce la base su cui si innestano trasformazioni profonde e irreversibili.

































































