Taranto … com’era … tra mito e storia

Taranto nell'età Contemporanea

La città della trasformazione: una mappa di rinascita

La mappa IGM del 1895 mostra una Taranto che non si vedeva da secoli.

Una città che si muove. Che costruisce. Che si espande oltre i confini che l'avevano compressa per cinquecento anni.

Dopo i Secoli di Silenzio — quella lunga stagione di subordinazione militare e marginalità politica — Taranto ritrova finalmente una voce propria. L'Unità d'Italia non è solo un cambio di dominazione: è una rottura profonda con il passato, un'apertura verso qualcosa di nuovo.

La mappa del 1895 è la fotografia di quel momento straordinario, quando la città stava ancora costruendo se stessa e il futuro sembrava, per la prima volta da secoli, nelle proprie mani.

 

 La grande frattura: il Canale e il Ponte girevole

Il primo elemento che colpisce nella mappa è la trasformazione radicale del canale che separa l'Isola dalla terraferma.

Ma prima ancora del Canale, c'è una data che cambia tutto: il 1865. Con il decreto che abolisce lo stato di piazzaforte militare, Taranto viene liberata dal vincolo secolare che impediva ai cittadini di costruire e risiedere oltre l'Isola. Per la prima volta da cinquecento anni, la città può crescere. Può espandersi. Può respirare.

Il Canale navigabile — scavato e regolarizzato nel 1883 — non è un semplice intervento infrastrutturale. È una dichiarazione di modernità. Quello stretto passaggio d'acqua che per secoli era stato attraversato con barche da traghetto e poi con ponti in pietra presidiati da torri, diventa ora uno specchio d'acqua regolare, navigabile, integrato nel sistema portuale della città.

Il Ponte girevole che lo attraversa è il simbolo visivo di questa trasformazione: un'opera di ingegneria moderna, capace di aprirsi per lasciar passare le navi e richiudersi per restituire il collegamento tra Isola e terraferma. Funzionale, elegante, orgogliosamente industriale.

Nessun ponte levatoio, nessuna torre di guardia. Solo una macchina moderna al servizio di una città moderna.

Il Borgo Umbertino

La trasformazione più evidente che la mappa restituisce è la nascita del Borgo Umbertino, la città nuova che si sviluppa sulla terraferma, oltre il canale.

 

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Rispetto all'Isola medievale, il contrasto è totale e immediato.

Dove l'Isola ha pittàggi stretti e tortuosi, isolati irregolari, un tessuto organico nato dalla necessità, il Borgo Umbertino ha strade larghe e rettilinee, isolati geometrici, una griglia razionale che rispecchia i principi urbanistici della nuova Italia. È una città progettata, non cresciuta. Una città che vuole dimostrare qualcosa.

Lungo i nuovi viali nascono palazzi signorili, caffè, teatri, esercizi commerciali. Si forma una borghesia urbana che riconosce in questo nuovo spazio la propria identità. Il centro di gravità della vita civile si sposta progressivamente dall'Isola al Borgo, senza che l'Isola venga abbandonata — almeno non ancora.

La mappa del 1895 mostra questo equilibrio nel suo momento più vitale: le due città — quella antica e quella nuova — ancora pienamente abitate, ancora complementari, ancora in dialogo.

L'Arsenale e la vocazione militare

La mappa mostra con chiarezza la presenza imponente del Nuovo Arsenale, che si sviluppa lungo la costa del Mar Piccolo occupando una porzione significativa del territorio urbano.

Con l'Unità d'Italia Taranto viene scelta come sede principale della Marina Militare nel Mediterraneo. È una scelta strategica che porta investimenti enormi e trasforma radicalmente la città: l'Arsenale viene ampliato, modernizzato, dotato di bacini di carenaggio, officine, magazzini, banchine.

Migliaia di operai e tecnici si trasferiscono in città. La popolazione cresce rapidamente. I servizi si moltiplicano. L'economia locale, per la prima volta da secoli, ha un motore interno.

La vocazione militare che nei Secoli di Silenzio era stata imposta dall'esterno come condizione di subordinazione, diventa ora — almeno in apparenza — una scelta nazionale condivisa, una fonte di orgoglio e di sviluppo.

La differenza non è solo politica. È psicologica. Taranto torna a sentirsi protagonista.

Il porto e il Mar Grande

La mappa mostra un porto profondamente trasformato rispetto alle epoche precedenti.

Le banchine sono strutturate, le infrastrutture portuali modernizzate, i collegamenti con la rete ferroviaria nazionale in via di completamento. Il Mar Grande — che per millenni era stato il principale affaccio di Taranto sul Mediterraneo — riprende la sua funzione di porta verso il mondo.

Non più solo militare, non più solo difensivo: il porto di fine Ottocento è uno spazio produttivo, commerciale, connesso. Le rotte che si aprono da qui non portano guarnigioni e rifornimenti militari — portano merci, persone, idee.

L'Isola: memoria e continuità

La mappa del 1895 mostra l'Isola ancora pienamente abitata, ancora strutturata nei suoi quattro pittàggi, ancora riconoscibile nella forma che aveva assunto nei secoli medievali.

Il Castello Aragonese continua a dominare l'estremità occidentale, ma ha perso la sua funzione di controllo opprimente — è ora parte del paesaggio urbano, quasi un monumento. Le chiese dei pittàggi sono ancora i punti di riferimento dei quartieri. Via di Mezzo e Via Nuova segnano ancora i confini tra città alta e città bassa.

Ma qualcosa sta cambiando, anche qui. Il Borgo Umbertino cresce e attrae. Le famiglie più agiate si spostano sulla terraferma. L'Isola inizia, lentamente e quasi impercettibilmente, il lungo processo di marginalizzazione che la porterà, nel corso del Novecento, a perdere progressivamente popolazione, funzioni e centralità.

Nel 1895 questo processo è ancora agli inizi. La mappa lo mostra nel momento in cui tutto è ancora possibile.

Uno sguardo in avanti

La mappa del 1895 ritrae Taranto nel suo momento forse più equilibrato della storia moderna: una città che ha finalmente ritrovato se stessa, che costruisce con fiducia, che guarda al futuro con ambizione.

Non sa ancora cosa verrà.

Non sa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale che segneranno profondamente il tessuto urbano. Non sa del grande polo siderurgico che negli anni Sessanta del Novecento trasformerà radicalmente il territorio, il paesaggio, l'aria e l'identità stessa della città.

La mappa del 1895 è una promessa. Una promessa di rinascita e di modernità che Taranto aveva atteso per secoli.

Quello che accadde dopo — come quella promessa venne mantenuta e come venne tradita — è la storia che questo sito continua a raccontare.

 

 

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Pillole di Storia

**028. Vincenzo Pupino, sindaco** Il Dottor Vincenzo Pupino, nato a Taranto nel 1818, fu sindaco dal 27 maggio 1876 al 2 maggio 1878. In una rara foto del suo funerale nel 1879 si vede il vecchio Ponte di Porta Lecce ancora integro, il Borgo ancora privo dei suoi palazzi e il torrione Sant'Angelo poi demolito per costruire il Ponte Girevole.

Taranto nell'800 ... com'era

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