Con la fine dell'indipendenza politica, Taranto entra in un nuovo tempo. La città greca era costruita intorno alla propria storia, al proprio territorio e alla propria identità. La città romana viene invece organizzata secondo criteri razionali, funzionali e standardizzati, comuni a molte altre città dell'Impero. Il baricentro urbano si sposta, le funzioni civiche si riorganizzano, il rapporto con il territorio cambia. Non è solo un cambio di dominazione — è un cambio di mondo. La mappa romana non mostra l'evoluzione naturale della città greca, ma la sua reinterpretazione: su uno spazio antico si impone una nuova idea di città, una nuova forma di potere, un nuovo modo di abitare il territorio. È l'inizio di una Taranto diversa: più grande, più organizzata, più integrata — ma anche meno autonoma e meno unica. È in questo passaggio che si colloca la vera cesura della storia urbana di Taranto.
La scena
Con la conquista romana del 272 a.C. — e più decisivamente con la riconquista del 209 a.C. dopo la defezione a favore di Annibale — Taranto entra in una nuova fase della sua storia. La città non viene distrutta né abbandonata: al contrario, viene progressivamente integrata nel mondo romano, diventando parte di un sistema più ampio che ridisegna l'Italia e il Mediterraneo.
Non è solo un cambio di dominazione. È un cambio di mondo. La città greca era costruita intorno alla propria storia, al proprio territorio e alla propria identità. La città romana viene organizzata secondo criteri razionali, funzionali e standardizzati, comuni a molte altre città dell'Impero. Il baricentro urbano si sposta, le funzioni civiche si riorganizzano, il rapporto con il territorio cambia.
Dal foedus alla conquista definitiva
Giletti (2017) documenta che già dalla stipula del foedus del 272 a.C. sono percepibili i primi mutamenti nell'assetto urbanistico e istituzionale della città, probabilmente riconducibili alla presenza di un'élite filo-romana. La politica di Roma sembra inizialmente garantire l'esistenza dello stato tarantino, confermandone il ruolo di centro militare ed economico di primaria importanza nel sistema di alleanze dell'Italia meridionale.
La situazione mutò radicalmente dopo la defezione del 209 a.C. a favore di Annibale e la conseguente riconquista da parte di Quinto Fabio Massimo. Roma intervenne direttamente nella politica e nell'amministrazione della città, rendendola giurisdizione di un magistrato inviato dall'Urbe, innescando un processo di trasformazione che vide Taranto perdere progressivamente la propria libertà politica.
Dalla polis greca alla città romana
Il passaggio da polis greca a città romana comportò trasformazioni profonde. Le istituzioni politiche tradizionali furono sostituite da strutture amministrative romane, mentre l'élite locale si adattò gradualmente al nuovo potere, spesso collaborando con esso. Nel 123 a.C. fu dedotta la colonia graccana di Neptunia — un quartiere distinto che modificò il tessuto urbano della città bassa. Intorno al 40 a.C. Taranto divenne municipium.
Mastrocinque (2007) descrive come lo sviluppo monumentale della città — foro, anfiteatro, teatro, terme — interessò prevalentemente la parte orientale dell'abitato, grazie al contributo evergetico dell'aristocrazia locale e di munificenti romani. La Via Appia, che attraversava tutta la città da ovest a est, contribuì a rendere Taranto un polo d'attrazione negli spostamenti via terra nel Mediterraneo.
Il porto, l'economia e la continuità produttiva
Sotto il dominio romano Taranto conservò la propria vocazione economica. Il porto della Baia di Santa Lucia continuò a svolgere un ruolo centrale nei traffici marittimi — Giletti (2017) documenta che nel II sec. a.C. Taranto divenne un approdo importante nella politica di espansione militare e commerciale di Roma verso il Mediterraneo, con una rilevante presenza di mercatores tarantini negli scali commerciali del Mediterraneo.
La produzione della porpora tarantina ('rubra Tarentum') rimase celebre in tutto l'Impero fino all'età tardoantica — attestata da Marziale (XII, 63, 3-5), Tertulliano e dalla Notitia Dignitatum. Le fornaci ceramiche rifornivano l'edilizia romana. L'Aqua Nymphalis garantiva l'approvvigionamento idrico della città.
Tra cultura greca e romanizzazione
Uno degli aspetti più significativi della Taranto romana è la continuità culturale. La lingua greca rimase ampiamente diffusa, così come le tradizioni, i culti e le forme artistiche ereditate dal passato ellenico. La romanizzazione procedette in modo graduale, dando vita a una realtà ibrida in cui elementi greci e romani convivevano e si influenzavano reciprocamente. Taranto divenne così un esempio di integrazione culturale nel mondo romano.
I veterani neroniani stanziati nel 60 d.C. contribuirono a questo processo di integrazione: Salvius Celer, ex legionario della Legio VI Ferrata diventato edile e duoviro quinquennale, rappresenta emblematicamente la fusione tra la tradizione militare romana e l'identità civica tarantina.
Una città nell'Italia romana
Nel corso dell'età repubblicana e imperiale, Taranto si inserì stabilmente nell'organizzazione dell'Italia romana. Pur non recuperando il prestigio politico dell'età greca, la città mantenne una funzione economica e territoriale significativa. Il suo ruolo non era più quello di grande potenza mediterranea, ma di centro urbano vitale, legato alle reti commerciali e amministrative di Roma.
Il passaggio verso il mondo tardoantico
Con l'età romana si conclude definitivamente la lunga stagione della Taranto greca. La città cambia volto, ma non perde la propria identità: le stratificazioni culturali, urbane e sociali continuano a convivere, preparando il terreno alle trasformazioni successive. Da qui in avanti, la storia di Taranto prosegue all'interno del mondo romano e, più tardi, di quello tardoantico e medievale — fino alla ricostruzione di Niceforo Foca nel 967 d.C. — in un continuo processo di adattamento e rinascita.

































































