Taranto … com’era … tra mito e storia

Una città nel sistema

Con la conquista romana del 209 a.C. e la successiva istituzione del municipium (intorno al 40 a.C.), Taranto entra in una fase profondamente diversa della sua storia. Non si tratta soltanto di un cambiamento politico, ma di una trasformazione nel modo stesso di concepire la città e il suo ruolo. La città greca era costruita intorno alla propria storia e alla propria identità. La città romana viene organizzata secondo criteri razionali, funzionali e standardizzati, comuni a molte altre città dell'Impero.

La mappa non rappresenta una semplice evoluzione della città ellenistica, ma una reinterpretazione: una nuova logica urbana si impone su uno spazio già costruito. Su uno spazio antico si innesta una nuova idea di città, una nuova forma di potere, un nuovo modo di abitare il territorio.

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L'Isola: dall'acropoli greca all'arx romana

L'Isola — l'antica acropoli greca — non scompare in età romana, ma cambia funzione. Giletti (2017) documenta che l'acropoli fu progressivamente riconvertita in arx — il nucleo militare e religioso della città romana — mantenendo sostanzialmente l'assetto topografico precedente. L'asse viario principale, Via Duomo, corrisponde alla strada lastricata documentata nel 1931 sotto l'attuale piano stradale, risalente al III sec. a.C. e utilizzata per tutta l'età romana.

Le mura dell'acropoli, già restaurate da Herakleides nel 213 a.C., continuarono ad esistere fisicamente anche in età romana — segni monumentali di un passato prestigioso. Il canale naturale di Porta Napoli, attraversato dal Ponte di Pietra, rimase l'accesso principale all'Isola.

La nuova città sulla terraferma

Il centro urbano si sposta sulla terraferma, oltre l'istmo. Mastrocinque (2007) ha ricostruito la topografia della Tarentum imperiale sulla base dei rinvenimenti archeologici: il Foro si collocava nel settore trapezoidale affacciato sul Mar Grande tra Piazza Giovanni XXIII, Via Acclavio e Via Massari — dove Strabone vide ancora in età augustea il colosso lisippeo di Zeus (Strab. VI, 3, 2).

L'anfiteatro — datato alla prima metà del I sec. d.C. — era collocato eccezionalmente al centro dell'abitato (Via Anfiteatro), definendo il lato occidentale del Foro. Il teatro, affacciato sul Mar Piccolo, fu rinnovato in età giulio-claudia con ritratti di Germanico e di altri esponenti della casa imperiale. Le Terme di Montegranaro sul Mar Grande hanno restituito il ritratto di Marcello, nipote di Augusto — segno di un collegamento diretto tra i proprietari della domus e la casa imperiale.

La Via Appia e il sistema viario

La Via Appia attraversava l'intera maglia urbana lungo l'asse principale E-W: Via Duomo nella Città Vecchia, poi Via D'Aquino e Via Di Palma verso nord-est. Mastrocinque (2007) documenta quattro assi E-W paralleli e due assi N-S che organizzavano la città bassa. La larghezza della Via Appia superava i 10 metri nel tratto a sud di Piazza Maria Immacolata — segno della sua importanza nel sistema viario imperiale.

Il porto e le attività produttive

Il porto principale si consolidava nella Baia di Santa Lucia, con due moli di chiusura in opera quadrata documentati da Cera (2019). Lungo il litorale settentrionale — tra i Giardini Peripato e Corso Umberto — Mastrocinque (2007) localizza le strutture di stoccaggio delle merci e gli impianti per la lavorazione della porpora, attestati da Marziale ('rubra Tarentum', XII, 63, 3-5) e ancora attivi in età tardoantica (Notitia Dignitatum, Occ. XI, 65).

L'Aqua Nymphalis riforniva la città con un castellum localizzato nell'area di Piazza Ebalia e una rete di fistulae in piombo che raggiungeva i singoli isolati. Un secondo acquedotto proveniente da Saturo — lungo circa 12 km con arcate in superficie — alimentava le terme.

La Colonia Neptunia e i quartieri residenziali

Nel 123 a.C. fu dedotta la colonia graccana di Neptunia — un quartiere distinto con perimetro regolare nella zona centrale del Borgo, ben riconoscibile sulla planimetria di Mastrocinque (2007). Intorno si sviluppavano i quartieri residenziali delle domus, distribuiti lungo gli assi viari principali dalla prima età imperiale fino al III-IV sec. d.C.

Le necropoli

Lungo le principali vie di accesso si collocavano le necropoli, secondo l'uso romano di separare lo spazio dei vivi da quello dei morti. Le più significative si distribuivano sul lato orientale — Collepasso sul Mar Piccolo, Via Marche, Masseria del Carmine verso il Mar Grande. Tra le iscrizioni funerarie più interessanti quelle dei veterani neroniani, stanziati a Taranto nel 60 d.C. da Nerone: Salvius Celer, ex legionario diventato edile e duoviro quinquennale, è un esempio emblematico dell'integrazione tra veterani e comunità cittadina.

Una città più grande, ma meno unica

La Taranto romana è una città più estesa, meglio collegata e più integrata nel territorio. Allo stesso tempo, è una città meno singolare: le sue forme urbane, le sue funzioni e la sua organizzazione diventano simili a quelle di molte altre città dell'Impero. La mappa restituisce questa ambivalenza — una crescita spaziale accompagnata da una perdita di specificità. È una mappa che mostra come cambia il modo di pensare la città, prima ancora di come cambia la città stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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