Taranto … com’era … tra mito e storia

Taranto capitale del Mediterraneo

Dal 21 agosto al 3 settembre 2026, per la prima volta nella sua storia, Taranto ospita i Giochi del Mediterraneo. Una città che ha sempre vissuto in funzione del mare torna, dopo decenni di difficoltà, a raccontarsi attraverso di esso.

Un evento, sette anni di attesa

Il 24 agosto 2019, a Patrasso, l'Assemblea Generale del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (CIJM) assegna a Taranto l'organizzazione della XX edizione della manifestazione. Da quel pomeriggio, la città inizia un percorso di sette anni che la porta, oggi, a diventare per due settimane il centro sportivo di tre continenti.

I Giochi del Mediterraneo nascono nel 1951, ispirati nello spirito alle Olimpiadi ma riservati alle nazioni che si affacciano sul Mare Nostrum. Si disputano ogni quattro anni, e rappresentano per molte delle nazioni partecipanti — dal Nord Africa al Medio Oriente, dai Balcani alla Penisola Iberica — una delle poche occasioni di incontro sportivo regolare che attraversa confini spesso segnati da tensioni politiche, economiche o religiose. Lo sport, in questo contesto, è linguaggio comune prima ancora che competizione.

Taranto 2026 è la quarta edizione ospitata dall'Italia, e la seconda in Puglia dopo Bari 1997. Ma è la prima volta che i riflettori internazionali si accendono specificamente su questa città — non su un capoluogo di regione, non su una metropoli, ma su una città che negli ultimi cinquant'anni è stata raccontata quasi sempre per le sue difficoltà, mai per le sue possibilità.

I numeri di un evento senza precedenti

Dal 21 agosto al 3 settembre 2026, Taranto e altri 20 comuni pugliesi ospitano oltre 4.000 atleti e 1.700 dirigenti, in rappresentanza di 26 nazioni tra Europa, Asia e Africa. Il programma comprende 27 sport olimpici, 5 discipline non olimpiche e 3 discipline dimostrative, per un totale di dieci tornei di squadra — pallanuoto, calcio, pallamano, pallavolo, basket 3×3 — e 25 discipline individuali.

È il più grande evento sportivo internazionale ospitato in Puglia dagli ultimi trent'anni, e uno dei più rilevanti nella storia recente del Mezzogiorno d'Italia. Per sostenerlo, il Governo italiano ha stanziato oltre 300 milioni di euro, distribuiti su 41 progetti infrastrutturali in 21 comuni pugliesi — un investimento che va ben oltre la durata dei Giochi stessi, e che punta a lasciare un'eredità permanente sul territorio.

Il mare torna al centro della città

Se c'è un filo conduttore nella progettazione di Taranto 2026, è il rapporto tra la città e il suo mare — un rapporto che i Giochi sembrano voler restituire alla cittadinanza dopo decenni in cui ampie porzioni di costa sono rimaste inaccessibili, per ragioni militari o industriali.

Il nuovo Stadio del Nuoto sorge ex novo nell'area di Torre D'Ayala, lungo viale Jonio, tra viale Virgilio e la linea di costa. È un edificio a terrazzamenti digradanti verso il mare, disposto su tre livelli che seguono l'andamento naturale del terreno: una scelta architettonica pensata non solo per contenere due vasche olimpioniche coperta e scoperta, ma per restituire alla città un affaccio sul mare finora chiuso al pubblico, con percorsi pedonali e ciclabili che collegano l'impianto al tessuto urbano.

Sul Mar Piccolo, il cambiamento è ancora più simbolico. L'ex Stazione Torpediniere — un'area militare per decenni interdetta alla città, incastonata tra la Rampa Leonardo da Vinci e la Porta Ponente dell'Arsenale — diventa il nuovo Centro Nautico dei Giochi. Qui sorge un campo di regata omologato secondo gli standard World Rowing, destinato a canoa, canottaggio e vela, con un investimento di 14 milioni di euro reso possibile dalla cessione di parte dell'area dalla Marina Militare al Comune di Taranto. Al termine dei Giochi, la struttura resterà attiva tutto l'anno per allenamenti e manifestazioni remiere — un'eredità permanente per la città e per l'intero bacino del Mediterraneo, che a Taranto troverà il campo di regata internazionale geograficamente più vicino.

Anche il Villaggio degli Atleti riflette questa stessa vocazione: sorge alla Base Navale di Taranto, con parte delle delegazioni ospitate a bordo di due navi. Un dettaglio logistico che è, ancora una volta, un richiamo diretto all'identità marinara della città.

Le altre trasformazioni

Non solo mare: i Giochi ridisegnano anche il volto sportivo e urbano di Taranto in altri quartieri. Lo storico Stadio Erasmo Iacovone, che ospiterà le cerimonie di apertura e chiusura, viene completamente rinnovato fino a raggiungere una capienza di 20.000 posti. Alla Salinella, il nuovo Stadio di Atletica Leggera Giuseppe Valente ospiterà l'atletica — la disciplina che più di ogni altra richiama lo spirito originario della competizione — mentre il quartiere si arricchisce di un Parco del Mediterraneo per il padel e di un Urban Center per skateboard e roller marathon: un tentativo dichiarato di trasformare l'eredità sportiva dei Giochi in rigenerazione urbana permanente.

Le competizioni si estendono ben oltre i confini cittadini: Grottaglie ospita ginnastica artistica e ritmica, Martina Franca judo, karate e lotta, Massafra il taekwondo, San Giorgio Jonico equitazione, pugilato e sollevamento pesi, e altri comuni pugliesi — da Brindisi a Lecce, da Fasano a Francavilla Fontana — accolgono tornei di calcio, pallavolo, pallamano e badminton.

Perché questo evento appartiene alla storia di Taranto

Con il motto ufficiale "Embrace the Future" e la mascotte "Ionios", i Giochi del Mediterraneo 2026 rappresentano per Taranto molto più di una parentesi sportiva estiva.

Questa è una città che, come racconta l'intero percorso di Taranto Antica, ha attraversato tremila anni di storia definendosi sempre attraverso il proprio rapporto con il mare: colonia spartana nata da un porto naturale, base della flotta bizantina, città mercantile della Magna Grecia, capitale della Marina Militare italiana. Un rapporto interrotto, nell'ultimo secolo, dall'arrivo di un'industria pesante che ha spostato altrove il baricentro identitario della città, e che oggi la stessa città sta faticosamente ridiscutendo, tra decreti giudiziari, battaglie civili e la ricerca di un nuovo equilibrio.

In questo contesto, i Giochi del Mediterraneo 2026 non sono solo un evento sportivo: sono l'occasione, concreta e visibile a milioni di persone in tutto il bacino del Mediterraneo, per raccontare una Taranto diversa da quella a cui il mondo si è abituato. Una città che riapre le sue coste, che accoglie ventisei nazioni, che torna — anche solo per due settimane, anche solo simbolicamente — a essere quello che è sempre stata prima di ogni altra cosa: una città di mare.

Fonti: Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (CIJM); Regione Puglia; Struttura Commissariale per i Giochi del Mediterraneo 2026; Comune di Taranto; Federazione Italiana Canottaggio.

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