Taranto … com’era … tra mito e storia

Un decreto, undici persone e la fine di un'epoca

Italsider fondazione gramsci cutIl 27 luglio 2026 la Corte d'Appello di Milano ha ordinato la sospensione, entro 90 giorni, dell'attività dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Gli impianti potranno riaccendersi solo dopo la rimozione totale dell'amianto ancora presente al loro interno e dopo che le emissioni di polveri sottili saranno riportate entro limiti di sicurezza. Una decisione che arriva al termine di un percorso iniziato mesi prima, con un primo decreto del Tribunale di Milano nel febbraio 2026, e che ora la Corte ha confermato e reso ancora più stringente.

Dietro questa decisione non ci sono solo giudici e leggi: ci sono dieci adulti e un bambino, tutti aderenti all'associazione Genitori Tarantini, che stanchi di aspettare risposte dalla politica hanno portato le loro preoccupazioni direttamente davanti a un tribunale. È stato il loro ricorso ad aprire il procedimento che oggi porta alla chiusura del cuore produttivo dello stabilimento, in nome della tutela della salute dei propri figli, in una città dove il rischio di alcune patologie gravi risulta significativamente più alto della media nazionale. Un'azione resa possibile anche dal contributo, non solo morale, dell'intera associazione: molti altri genitori, pur non potendo comparire personalmente nell'azione legale, hanno sostenuto l'iniziativa anche economicamente.

Undici persone. Non un partito, non un sindacato, non una grande associazione nazionale: undici genitori che vivono a Taranto, che hanno trasformato la preoccupazione quotidiana per la salute dei propri figli in un'azione concreta, arrivata fino a Milano e capace di cambiare, forse per sempre, il destino industriale della città. Al loro fianco, un pool di avvocati che ha seguito la causa pro bono, con dedizione e competenza tecnica non comuni: tra questi, un ringraziamento particolare va a Maurizio Rizzo Striano, autentica cassaforte di conoscenza sulla storia e il funzionamento dell'acciaieria tarantina.

È forse questo l'aspetto più importante da ricordare di questa vicenda: dopo decenni in cui la questione ambientale e sanitaria di Taranto è stata discussa, rinviata, negoziata tra grandi soggetti istituzionali, a muovere concretamente le cose è stata l'iniziativa di un piccolo gruppo di cittadini comuni. Un tassello che si aggiunge, con un peso specifico enorme, alla lunga storia di questa città e al suo rapporto irrisolto con lo stabilimento siderurgico.

Cos'è l'area a caldo, e perché conta così tanto

L'area a caldo è il cuore produttivo dello stabilimento siderurgico, quello dove il ferro diventa acciaio. Comprende quattro impianti principali: la cokeria, dove il carbone viene trasformato in coke ad altissima temperatura; l'agglomerato, dove minerale di ferro e coke vengono preparati per la fusione; gli altiforni, dove avviene la vera e propria trasformazione in ghisa; e le acciaierie, dove la ghisa diventa infine acciaio.

È anche, senza mezzi termini, la parte più inquinante dell'intero stabilimento. La cokeria rilascia benzene e altre sostanze cancerogene; l'agglomerato è storicamente la fonte principale di diossina; gli altiforni producono polveri sottili e, come emerso proprio nel procedimento giudiziario, contengono ancora amianto utilizzato come isolante nelle loro strutture interne. Non a caso, i quartieri più vicini a questi impianti — Tamburi in testa — sono da anni al centro delle rilevazioni ambientali e delle preoccupazioni sanitarie della città.

Spegnere l'area a caldo non significa chiudere l'intero stabilimento: significa fermare la parte che, per decenni, ha avuto l'impatto più diretto sulla salute di chi vive a Taranto.

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**031. Il Palazzo del Governo (1934)** Il 7 settembre 1934 Mussolini inaugurò il Palazzo del Governo sul lungomare — 52 metri di altezza, costruito in carparo su progetto di Armando Brasini. Le due torri laterali formano una M in onore del Duce. Fu costruito demolendo il teatro Politeama Alhambra.

Taranto nell'800 ... com'era

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