Il Palazzo degli Americani: quando Taranto puntava i missili su Mosca
1962. Il mondo è a un passo dalla guerra nucleare. E Taranto, senza saperlo quasi nessuno, è in prima linea.
Il ricordo
Avevo dieci, dodici anni. Percorrevo in treno la tratta Taranto–Bari, e appena dopo Castellaneta, in direzione di Gioia del Colle, li vedevo: i missili. Non nascosti, non interrati — dritti sui loro lanciatori, esposti al cielo di Puglia come fossero alberi di ferro piantati nella terra rossa.
Un dettaglio che ancora oggi ricordo con precisione: il vapore che usciva dalla sommità. Non erano relitti dimenticati, erano operativi. Attivi. Pronti.
I missili non erano protetti in bunker. Erano esposti alle intemperie, visibili — come ricorda chi, come tanti tarantini, li vedeva passando in treno o in auto. Una precarietà che ebbe conseguenze reali: tra il 1961 e il 1962, per ben quattro volte, testate nucleari da 1,4 megatoni furono colpite da fulmini nei siti di lancio vicino a Gioia del Colle. In due occasioni le batterie furono attivate. Nel gennaio 1962, un aereo da ricognizione bulgaro precipitò dopo un volo radente nei pressi di una delle postazioni.
Ogni missile aveva una potenza distruttiva cento volte superiore a quella di Hiroshima.
Nessuno, allora, ci spiegava cosa fosse davvero quel paesaggio. Lo abbiamo capito solo molti anni dopo.
Il contesto: l'Aerobrigata che nessuno conosceva
Tra il 1960 e il 1962, la Puglia ospitò 30 missili nucleari Jupiter, in 10 basi disposte quasi in linea retta da nord-ovest a sud-est: Gioia del Colle — quartier generale della 36ª Aerobrigata Interdizione Strategica — Spinazzola, Gravina, Acquaviva delle Fonti, Altamura (due postazioni), Irsina, Matera, Laterza e Mottola.
Il personale statunitense, in gran parte, non alloggiava nelle basi stesse ma a Taranto, a circa cinquanta minuti d'auto da Gioia del Colle. Taranto, dunque, non fu solo una città vicina a questa storia: ne fu parte integrante, sede di vita quotidiana per centinaia di militari americani e le loro famiglie.
Un edificio alto che tutti chiamavamo "il Palazzo degli Americani" — perché lì abitavano le famiglie dei militari statunitensi di stanza nelle basi della provincia: Gioia del Colle, Laterza, Grottaglie, e le altre disseminate lungo la Murgia. Ogni mattina, davanti a quel palazzo, un gruppo di ragazzini americani aspettava il bus che li portava a scuola a Grottaglie. Vite quotidiane, infanzie qualunque, a pochi metri da testate capaci di incenerire una città.
Ottobre 1962: il mondo trattiene il respiro
Quando l'intelligence americana scoprì che navi sovietiche stavano trasportando missili nucleari a Cuba, il mondo si trovò sull'orlo del conflitto atomico. Kennedy minacciò l'intervento militare; Krusciov rispose; per giorni, la diplomazia mondiale — con la mediazione perfino di Papa Giovanni XXIII — cercò disperatamente una via d'uscita.
L'accordo che pose fine alla crisi fu tanto semplice quanto radicale: l'URSS avrebbe smantellato le proprie basi a Cuba, gli Stati Uniti avrebbero ritirato i missili Jupiter da Italia e Turchia.
Le basi pugliesi, tra cui quella di Mottola e Laterza — a un passo dalla ferrovia che tanti tarantini percorrevano ogni giorno — furono smantellate nei mesi successivi. L'Aerobrigata italiana cessò di esistere. Il capitolo si chiuse quasi in silenzio, per motivi che lo stesso Dipartimento di Stato americano, in un rapporto dell'epoca, definiva "politici": tenere segreta un'esistenza che, di fatto, migliaia di pugliesi conoscevano già per averla vista con i propri occhi.
Perché questa storia appartiene a Taranto
Di questo episodio non parlano i libri di scuola. Eppure per alcuni mesi, tra il 1960 e il 1962, Taranto e la sua provincia furono uno dei punti più esposti del pianeta nella più pericolosa crisi nucleare della storia contemporanea — non per scelta, non per colpa, ma per una geografia che la rendeva strategicamente rilevante agli occhi di due superpotenze che si guardavano attraverso un oceano.
Una città che ha attraversato 3000 anni di storia — dai coloni spartani alla Magna Grecia, dal mare alla cultura — si è trovata anche, per un breve e dimenticato momento, al centro degli equilibri del mondo. E lo ha fatto, come sempre, in silenzio: con un palazzo pieno di famiglie americane, ragazzini che aspettavano un bus per la scuola, e un bambino tarantino che, dal finestrino di un treno, guardava il vapore uscire dalla punta di un missile senza sapere — non ancora — cosa avrebbe significato per la storia del mondo.
Fonti storiche: documenti desecretati del Dipartimento di Stato USA; ricostruzioni storiografiche su PeaceLink e Valle d'Itria News; Wikipedia (PGM-19 Jupiter). Testimonianza diretta raccolta nell'ambito del progetto Taranto Antica.


































































