"Sì, a condizione che": il prezzo del silenzio secondo Aigi
C'è un passaggio nell'ultima intervista del presidente di Aigi, Nicola Convertino, che merita di essere letto per intero, perché dice più di mille comunicati. Rimprovera alla politica locale di aver detto "no a tutto", quando si sarebbe dovuto ragionare in termini di "sì, a condizione che": sì alla nave rigassificatrice, a condizione che il gas sia gratis per la città; sì alla continuità produttiva, a condizione che le case più compromesse di Tamburi vengano trasferite altrove, magari in villette, con l'area liberata trasformata in un parco.
Proviamo a chiamarlo con il suo nome: non è una proposta, è un prezzo di riscatto. Gas gratis e villette in cambio del silenzio su una servitù industriale che dura da settant'anni.
Un'analisi pubblicata da CosmoPolis, firmata da una specialista di economia ambientale, smonta l'idea con gli strumenti della disciplina: il gas gratis non rende gratuita un'esternalità. Per sapere cosa si sta davvero "compensando" bisognerebbe prima stimare quanto valgono un anno di vita perso, una comunità sradicata, un ecosistema compromesso — e nessuno lo ha mai fatto. E soprattutto: chi ha stabilito che la somma di tutto questo equivalga al costo di qualche metro cubo di gas? Nessuno. Anche l'idea delle "villette" cade sotto lo stesso ragionamento: una casa non è solo metri quadrati, è vicinato, radici, memoria — cose che nessun trasferimento compensa davvero. La domanda che pone l'articolo è la più tagliente di tutte: stiamo compensando un danno, o stiamo solo spostando altrove chi lo subisce?
E c'è un secondo fronte, forse ancora più scomodo per chi lo solleva. L'associazione Liberi e Pensanti ha posto una domanda diretta agli imprenditori dell'indotto: dopo quattordici anni di crisi, perché non siete riusciti a reinventarvi e a diversificare la vostra attività, per tutelare voi stessi e i vostri lavoratori? Accusate la politica di non aver saputo riconvertire una fabbrica mastodontica — giusto, ed è vero. Ma quanto siete simili, in questo, a chi accusate?
Il commento più duro arrivato in queste ore chiede senza mezzi termini se questo sia il livello del dibattito pubblico a Taranto — a metà tra ignoranza e cinismo, di fronte a un'associazione che, secondo chi scrive, sta ormai sfidando l'intera città "sputando in faccia alla città, ai suoi malati e morti".
Un applauso, sinceramente, alla creatività: proporre una villetta a chi ha già dato polmoni, aspettativa di vita e un quartiere intero, e chiamarla "condizione", non elemosina. Complimenti anche per l'onestà involontaria — perché offrire una casa nuova altrove, invece di bonificare quella che c'è, significa una cosa sola: nemmeno chi lo propone crede che quell'area si possa rendere vivibile. E se non ci crede lui, che ne difende la continuità a oltranza, perché dovremmo crederci noi?
Va bene, giochiamo pure con la sua stessa logica: sì alla continuità produttiva, a condizione che l'articolo 9 della Costituzione — quello sulle generazioni future — venga rispettato per davvero, non aggirato con un conguaglio in bolletta. A condizione che qualcuno faccia, una volta, il conto vero di quanto Taranto ha già pagato. Vediamo se questo tipo di "condizione che" trova lo stesso entusiasmo con cui è stata accolta l'idea del gas gratis.
Chi propone di comprare un quartiere con una villetta non sta negoziando. Sta certificando, con le proprie parole, che quel quartiere non è più considerato un posto dove si possa vivere. Almeno abbia il coraggio di dirlo chiaro, invece di infilarlo tra le righe di un'intervista come fosse una gentile concessione.
Fonti:
CosmoPolis, "Compensazioni senza costo sociale: l'errore economico nel futuro industriale di Taranto", Gladys Spiliopoulos, 6 settembre 2026;
Policy Maker, intervista a Nicola Convertino.

































































