Taranto … com’era … tra mito e storia

Il sindaco a Roma

Tre priorità, zero parole sulla salute.

Il sindaco Bitetti va a Palazzo Chigi e presenta la sua piattaforma per Taranto: pensionamenti agevolati, bonifiche, porto, rinnovabili, università, ricerca, una "legge sulla vertenza Taranto" con tempi certi. Elenco lungo, suona serio, fa notizia.

Poi lo si legge davvero, riga per riga. E la salute dei cittadini — quella per cui un'associazione di genitori ha già vinto una causa storica alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo — non compare mai. Non una parola. La bonifica c'è, sì, ma incolonnata come una voce tra tante altre di "diversificazione economica", accanto all'ampliamento dell'offerta universitaria e al turismo — come se coprire i parchi minerari e ripulire un suolo tossico fosse un investimento di sviluppo alla pari di un nuovo corso di laurea, non un'emergenza sanitaria che dura da decenni.

E poi c'è la perla, quella da leggere due volte per essere sicuri di non aver capito male: misure agevolate per "coloro che sono stati esposti ad agenti inquinanti". Complimenti per il coraggio della formula. A Taranto, esposto ad agenti inquinanti — per anni, per decenni, ventiquattr'ore al giorno — lo è chiunque abbia semplicemente avuto la sfortuna di nascere o abitare in città. Non serve il tesserino da operaio, basta un indirizzo di residenza. Se qualcuno volesse davvero prendere sul serio quella frase, dovrebbe istituire una specie di "reddito di cittadinanza tarantina" per l'intera popolazione — perché l'esposizione non ha selezionato solo chi timbrava il cartellino in fabbrica, ha selezionato chiunque respirasse. Ma non sarà così, ovviamente: resterà — come sempre, come è stato per vent'anni — una tutela ritagliata su misura per la platea dei lavoratori, con il resto della città lasciato fuori dalla porta a guardare, malato lo stesso, ma senza nemmeno lo stipendio a compensarlo.

"Ho il timore che vivremo settimane ancora più difficili", dice il sindaco. Facile crederci. Ma quando l'ennesima "vertenza Taranto" nasce ancora una volta senza la salute dei cittadini scritta come priorità assoluta — e non come una riga buttata a caso tra le voci di bilancio — allora non è una vertenza per Taranto. È una vertenza per chi a Taranto ci lavora, che è una cosa profondamente diversa, e che la città ormai, dopo vent'anni, ha imparato a riconoscere fin dalla prima riga di ogni comunicato.

Parole. Ancora parole. E la città, di nuovo, a guardare da fuori.

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