La cavia si è svegliata
Per settimane, Taranto è stata trattata come una cavia stesa su un tavolo di laboratorio. Un professore della Bocconi, su Repubblica, spiegava che senza gli altiforni dell'ex Ilva "l'Italia sarà più esposta a ricatti geopolitici" — come se la città fosse solo una variabile in un'equazione di sistema-Paese. Un dirigente nazionale di categoria parlava di "capacità siderurgica" e "patrimonio industriale strategico" da difendere a ogni costo. Un'associazione di contribuenti ha persino proposto di monetizzare il transito del petrolio lucano attraverso il porto, come se Taranto fosse un pedaggio autostradale, non una città che respira.
In nessuno di questi interventi — mai, in nessuna riga — compariva un nome, un volto, una vita. Solo numeri, sigle, asset da salvaguardare. Il bisturi pronto, la cavia immobilizzata, lo scienziato che spiega alla platea perché il taglio è necessario per il bene superiore del sistema.
Oggi la cavia si è svegliata. E ha vinto.
La Corte d'Appello di Milano ha respinto la richiesta di sospensiva di Acciaierie d'Italia e ha confermato lo stop dell'area a caldo entro il 28 ottobre, con una frase che dovrebbe essere scolpita da qualche parte: "Un impianto si può sempre sostituire, mentre la vita e la salute umana no."
Non è un dettaglio da poco che i giudici abbiano richiamato esplicitamente il diritto alla vita e alla salute come prevalente su ogni calcolo di politica industriale, di asset strategico, di ricatto geopolitico. È il rovesciamento completo della logica con cui, per settimane, accademici e associazioni di categoria hanno discusso del futuro di questa città come se fosse solo un problema di ingegneria e geopolitica.
Ma attenzione: la partita non è chiusa, e la parola che tornerà a circolare nei prossimi giorni — "decarbonizzazione" — merita ancora la stessa diffidenza di sempre. Decarbonizzare, oggi, significa DRI alimentato a gas naturale (non a idrogeno, tolto per decreto), con una riduzione realistica di CO2 intorno al 30%, non il 90% che si sente sbandierare. E soprattutto: decarbonizzazione non è sinonimo di fine dell'inquinamento. Il minerale di ferro continuerebbe ad arrivare dal porto, a viaggiare sui nastri trasportatori, a essere stoccato nei parchi — esattamente come oggi. Il problema dell'amianto, che i giudici hanno citato esplicitamente come una delle ragioni dello stop, non si risolve decarbonizzando: si risolve solo smontandolo.
Chi ha vinto oggi ha vinto sul diritto alla salute contro un impianto specifico. Non ha ancora vinto la battaglia più difficile: impedire che "decarbonizzazione" diventi la nuova parola magica con cui, tra qualche mese, si ricomincerà a raccontare che tutto è risolto quando non lo è.Numeri e fonti, come sempre, su Taranto Antica.
👉 https://www.tarantoantica.it/il-bivio/i-capitoli-del-bivio


































































