La Corte ha deciso: l'area a caldo si ferma
La Corte d'Appello di Milano ha respinto la richiesta di sospensiva presentata da Acciaierie d'Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria. Il blocco dell'area a caldo, disposto a luglio, resta confermato: dovrà essere attuato entro il 28 ottobre. La motivazione dei giudici è netta, e vale la pena leggerla per intero: "un impianto si può sempre sostituire, mentre la vita e la salute umana no." Nel bilanciamento tra il diritto di impresa e quello dei cittadini alla salute, per la Corte "non può che prevalere quest'ultimo" — richiamando anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea.
Un dettaglio tecnico dei giudici merita attenzione: gli altiforni di Taranto hanno 60 anni, sono stati "rattoppati senza soluzione di continuità" e più volte fermati e riavviati — la stessa fragilità strutturale su cui avevamo già scritto in "Le Due Strade, con i Numeri". Dopo il Tribunale, la Corte di Giustizia UE, e due pronunce della Corte d'Appello — tutte a favore dei cittadini — l'avvocato Ascanio Amenduni, uno dei legali dei Genitori Tarantini, parla di un percorso che si chiude: "Taranto potrà tornare a respirare."
Restano ora le domande vere, quelle operative: cosa succede ai lavoratori, quali fondi si useranno, con quale cronoprogramma. Le stesse domande a cui, finora, quasi nessuno ha saputo rispondere con numeri veri — lo abbiamo scritto, punto per punto, in questo dossier.
👉 https://www.tarantoantica.it/il-bivio/i-capitoli-del-bivio


































































