Quattordici anni di decreti per salvare la fabbrica. Nemmeno uno per salvare la città.
4 settembre 2026
C 'è un post che sta girando, scritto da un lavoratore dell'ILVA, che mette in fila vent'anni ... anzi quattordici, di decreti, commissariamenti, proroghe, governi che si sono succeduti - Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi, Meloni - tutti intervenuti, nessuno risolutivo. Chiede, giustamente, dov'è il "decreto salva-lavoratori". È una domanda che merita rispetto, perché dietro c'è la vita reale di migliaia di famiglie.
Ma proprio da questo post nasce una domanda che va fatta con la stessa forza e che troppo spesso resta sullo sfondo.
Se in quattordici anni l'unica risposta possibile è stata "tenere in piedi la fabbrica a qualunque costo", forse è arrivato il momento di ammettere che tenerla in piedi a qualunque costo non è mai stata la soluzione. È stata solo la rinvio più comodo - per tutti - tranne che per chi la fabbrica se la respira ogni giorno.
E qui arriva il punto che quasi nessuno pone: si parla sempre e solo di tutele per il lavoro. Le tutele per la città e per chi ci vive, dove sono? Quattordici anni di decreti per garantire la continuità produttiva, e nemmeno uno - non uno - pensato per garantire la salute di chi abita ai Tamburi, a Paolo VI, in tutta la città. Il lavoro ha avuto ministri, commissari, tavoli a Roma. La salute pubblica ha avuto, nella migliore delle ipotesi, un piano ambientale sempre in ritardo e mai finanziato per intero.
Si invocano sempre sindacati e politici nazionali per "trovare una soluzione". Ma la città - quella che paga il prezzo più alto, in salute, in aspettativa di vita - chi la rappresenta davvero in quei tavoli? Non i sindacati, che rappresentano legittimamente i lavoratori, non i partiti nazionali, che rappresentano i propri elettori ovunque essi siano. E le amministrazioni locali, quelle che dovrebbero rappresentare per prime l'interesse della collettività tarantina? Dove sono state, in quattordici anni di decreti scritti altrove, per gli altri?
L'8 settembre i sindacati sono stati convocati a Roma per discutere ancora una volta il futuro della fabbrica. Giusto che ci siano. Ma la città, in quel tavolo, chi la rappresenta?
Il lavoro conta. Conta moltissimo, e nessuno qui vuole negarlo. Ma dopo quattordici anni di decreti scritti pensando solo a tenere accesi gli altiforni, sarebbe ora che qualcuno scrivesse anche il decreto che pensa a chi, sotto quegli altiforni, ci vive e basta.

































































