Quando "tecnologia made in Taranto" non vuol dire "Taranto ci guadagna"
30 agosto 2026
G irano oggi diversi articoli sul dossier ex Ilva — inchiesta Procura, scadenza del 28 ottobre, offerte vincolanti. Fin qui, cronaca. Ma c'è un passaggio che merita un chiarimento, perché rischia di passare come una buona notizia quando in realtà racconta l'esatto contrario.
Si parla con orgoglio del fatto che due aziende di Massafra abbiano costruito componenti chiave per il nuovo impianto DRI di Duisburg, in Germania — "la tecnologia a Taranto la facciamo già", si legge, citando AIGI come se fosse una fonte imparziale quando invece ha un interesse economico diretto nel raccontare la transizione ex Ilva e quindi non esattamente la voce più credibile a cui affidare un giudizio sulla "tecnologia già pronta".
Quello che l'articolo non dice: l'impianto di Duisburg funzionerà al 100% a idrogeno verde, con un elettrolizzatore da 520 megawatt e 2 miliardi di euro di fondi pubblici tedeschi dedicati proprio a questo. È letteralmente il primo impianto in Germania progettato per funzionare solo a idrogeno.
A Taranto, invece, dal decreto di giugno 2025 l'obbligo di idrogeno per il DRI è già stato tolto per legge. Resta solo il gas naturale — un altro fossile.
Quindi sì, le mani tarantine costruiscono pezzi di tecnologia verde. Peccato che quella tecnologia, quella vera, verrà usata in Germania — mentre a Taranto, della stessa "transizione", resta la versione senza la parte che la rende davvero pulita. "Tecnologia made in Taranto" non significa affatto "Taranto ne beneficia".

































































