Taranto … com’era … tra mito e storia

Un CEO, un milione di euro e zero parole sull'inquinamento.

1 settembre 2026

Vincenzo Cesareo, CEO di Comes Spa, ha messo sul tavolo fino a un milione di euro per entrare in una cordata che rilevi l'ex Ilva e ha rilasciato una lunga intervista per spiegare perché separare l'area a freddo da quella a caldo sarebbe "insostenibile". Vediamo se regge.

"L'area a freddo non può prescindere da una produzione a caldo efficiente, moderna e vicina." Genova Cornigliano lo smentisce da vent'anni: l'altoforno lì è fermo dal 2005, eppure lo stabilimento lavora tuttora come area a freddo, alimentato da bramme esterne — oggi proprio da Taranto. Non è un'ipotesi teorica, è la realtà industriale italiana da due decenni.

"Inoltre, preme ribadirlo, la chiusura o il ridimensionamento drastico dell'area a caldo provocherebbe un disastro occupazionale che il territorio non è in grado di assorbire, in assenza di un tessuto economico diversificato già pienamente sviluppato." Ecco, appunto: e cosa ha fatto il tessuto industriale tarantino in sessant'anni per diversificarsi, invece di restare comodo nel grembo dell'ex Ilva? Ora che il vento cambia, arriva il conto.

"L'imperativo deve essere salvare l'area a caldo, trasformandola tecnologicamente." Con quali tecnologie, esattamente? Quella del DRI a gas naturale, dopo che l'obbligo di idrogeno è già stato tolto per decreto? Ne abbiamo scritto: non è la svolta verde che si racconta.

"Hanno continuato a investire ingenti risorse proprie per promuovere l'innovazione e la transizione ecologica di questa terra." Frase impegnativa, per una categoria il cui interesse economico primario resta, dichiaratamente, la continuità dell'area a caldo.

E infine, il dato più eloquente di tutti: in un'intervista intera sul futuro industriale di Taranto, non c'è una sola parola sull'inquinamento o sulla salute dei cittadini. Non una riga. Come se il problema non fosse mai esistito.

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Pillole di Storia

**029. Il Museo Archeologico (1887)** Nel 1887 fu istituito il Museo Nazionale Archeologico di Taranto, oggi MArTA. Custodisce una delle più importanti collezioni di arte magnogreca al mondo, tra cui gli straordinari Ori di Taranto databili tra il IV e il II secolo a.C.

Taranto nell'800 ... com'era

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