Età Romana
Roma non distrusse Taranto. La assorbì, lentamente, nel corso di due secoli — lasciando intatta la maglia urbana greca e sovrapponendovi la propria.
Nel 272 a.C. la grande polis ionica si arrese senza un'ultima battaglia. Ottenne lo statuto di città libera, ma una guarnigione romana vi rimase acquartierata. Nel 123 a.C. Tiberio Gracco dedusse la Colonia Maritima Neptunia — i coloni romani si insediarono nell'area a margine dell'antico abitato greco, a diretto contatto con lo spazio necropolare di età ellenistica. Poi, con la Guerra Sociale, Taranto divenne municipium — e le due città, quella greca e quella romana, si fusero in un unico organismo.
Di questa Taranto romana restano poche tracce visibili. Sotto la città moderna giacciono i pavimenti a mosaico delle terme, scoperte tra fine Ottocento e inizio Novecento. Sotto un parcheggio di Via Anfiteatro dorme un anfiteatro dell'età augustea — uno dei più grandi del Sud Italia, ancora intatto, ancora inesplorato. Nel Foro dei Mercanti, in Via Pupino, fu rinvenuta una statua di Augusto. Frammenti di una città che fu grande, dispersi nel sottosuolo di quella che è.
Ciò che vediamo in questa mappa è Tarentum — la città che parlava ancora greco ma viveva già in latino.

































































