Il Borgo umbertino
In sessant'anni — tra il 1880 e il 1940 — Taranto si reinventò completamente. Una città antica che aveva vissuto per secoli sull'isola si riversò sulla terraferma, costruendo dal nulla un quartiere intero, tracciando strade rettilinee dove c'erano campi, innalzando palazzi dove c'era il silenzio.
Due stagioni distinte, due volti dello stesso cambiamento. Prima l'epoca umbertina — il Canale navigabile che taglia l'istmo, il Ponte Girevole che ruota sul suo asse, l'Arsenale che cresce sul Mar Piccolo, il Muraglione che separa la città militare dalla città civile, i Giardini Peripato che offrono un respiro verde alla nuova Taranto operaia. Poi il Ventennio — il lungomare sul Mar Grande che diventa scenografia del potere, il Palazzo del Governo che guarda il mare come una fortezza, le Poste, la Banca d'Italia, la Casa del Fascio allineati come soldati sull'attenti.
Due stagioni diverse nello stile e nell'ideologia — ma unite da una stessa ambizione: fare di Taranto una città moderna, potente, visibile dal mare. Un'ambizione che ha lasciato un'eredità straordinaria e controversa, ancora oggi pienamente leggibile camminando per le strade del Borgo.
Una passeggiata tra le grandi trasformazioni che hanno cambiato per sempre il volto di Taranto — dal Ponte Girevole ai Giardini Peripato, lungo il Muraglione e il lungomare, tra pietra umbertina e marmo fascista.

































































