Taranto … com’era … tra mito e storia

927 d.C. — La città che scomparve

La distruzione saracena e i quarant'anni di silenzio

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Dove siamo

Il 15 agosto 927 d.C. è il giorno più buio della storia di Taranto. I Saraceni guidati dallo slavo Sabir distrussero la città, deportandone come schiavi in Africa tutti i superstiti. L'antica capitale della Magna Grecia, la città di Archita e di Leonida, scomparve dalla carta del Mediterraneo. Per quarant'anni rimase un cumulo di rovine. 

Il contesto: il Mediterraneo in fiamme

Il X secolo si aprì in modo drammatico per tutto il Mediterraneo meridionale. Numerose erano le incursioni dei Saraceni in cerca di bottino e di schiavi da vendere in Africa settentrionale. Nel 925 d.C. gli Arabi occuparono Oria, cittadina messapica a circa 40 chilometri da Taranto. La minaccia era sempre più vicina. Taranto aveva già subito attacchi nei decenni precedenti — ma quello del 927 fu definitivo. 

Il 15 agosto 927

Il 15 agosto 927 i musulmani guidati dallo schiavone Sabir distrussero definitivamente quanto rimaneva dell'antica città greco-romana, infierendo contro i cittadini, massacrandoli senza pietà e deportando come schiavi in Africa tutti i superstiti. Qualche famiglia riuscì a scampare all'eccidio e alla schiavitù — come i Merlato e i Giungato — che ritornarono in città quando questa fu ricostruita. 

La città rimase distrutta per quarant'anni. Nel 967 d.C. Taranto ritornò ad essere un punto strategico bizantino in Puglia. 

I quarant'anni di silenzio

Per quaranta anni Taranto scomparve dalle carte geografiche e fu uno sbiadito ricordo per quei pochi che riuscirono a sfuggire alla sua distruzione. Rischiò di fare la fine di tante città dell'antichità che oggi vengono studiate attraverso campagne archeologiche. 

Era la terza grande catastrofe della storia tarantina — dopo la conquista romana del 272 a.C. e la devastazione del 209 a.C. durante la Guerra Punica. Ma questa volta la città non si rialzò da sola. Ci volle un imperatore.

La rinascita: Niceforo Foca e la nuova Taranto

Dopo il 927 si rese necessario ricostruire la città tenendo conto di questa tragica esperienza. L'imperatore bizantino Niceforo Foca, considerato il secondo fondatore di Taranto dopo Taras, si interessò alla faccenda su pressione dei superstiti e fece arrivare architetti dalla Grecia perché la ricostruissero.

Le stradine furono progettate per consentire il passaggio di una sola persona per volta, rallentando i nemici. Molti architetti rimasero sull'isola, si sposarono con donne tarantine e portarono parole greche nel dialetto locale. 

Quella struttura urbana — i vicoli stretti, il labirinto dell'isola — è ancora oggi visibile nella Città Vecchia. Ogni volta che un tarantino percorre quei vicoli cammina su una memoria di paura e di rinascita.

Taranto e l'evento

La distruzione del 927 segna uno spartiacque assoluto nella storia di Taranto. Con essa scompare fisicamente l'ultima traccia della città greco-romana. Quello che nasce nel 967 è una città nuova — stessa isola, stessa posizione strategica, ma urbanistica completamente diversa, nuova cattedrale, nuova identità. Il filo con la Magna Grecia si spezza qui, il 15 agosto 927, in un giorno di festa cristiana scelto probabilmente non per caso dai Saraceni.

In sintesi

Il 927 d.C. è l'anno in cui Taranto cessa di esistere come città e ricomincia da zero. Non è la fine della storia tarantina — è la fine di un capitolo e l'inizio di un altro. La città che rinasce nel 967 è diversa, più piccola, più difesa, più chiusa su se stessa. Ma è ancora Taranto.

Collegamenti museali

Fonti essenziali

  1. Wikipedia — Storia di Taranto
  2. Storie di Storia — Taranto bizantina. Dalla "polis" magnogreca al "Kastron" bizantino
  3. Siderlandia — 967 d.C. Quando Taranto divenne un'isola
  4. Taranto Magna — Taranto Città Vecchia: storia e impressioni

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